Testi

La distinzione delle coscienze  

Berchtesgaden, dicembre 2006

e-book per i partecipanti dei corsi di formazione della Hellingerschule a Bolzano
Traduzione di Hans Niederkofler e Lucia David

 

Introduzione

Le varie coscienze sono campi spirituali. La prima di esse, la coscienza personale è stretta e ha un raggio limitato. Distinguendo il buono ed il cattivo riconosce l’appartenenza solo a pochi e ne esclude altri.

La seconda, la coscienza collettiva è più ampia. Rappresenta anche gli interessi degli esclusi dalla coscienza personale. Spesso è pertanto in conflitto con la coscienza personale. Anche questa coscienza ha un limite, perché include solo i membri dei gruppi che dipendono da essa.  La terza coscienza, la coscienza dello spirito, supera i limiti delle altre coscienze, che questi pongono distinguendo tra il buono ed il cattivo e tra appartenenza ed esclusione.

 

1. La coscienza personale

1.1  Il legame

Questa coscienza stretta la sentiamo come coscienza buona e cattiva. Nella coscienza buona ci sentiamo bene, nella coscienza cattiva ci sentiamo male.

Cosa succede quando abbiamo una coscienza buona, e cosa succede quando abbiamo una coscienza cattiva? Cosa precede la coscienza buona e cattiva cosicché da sentire una coscienza buona o cattiva?

Osservando bene quando abbiamo una coscienza buona e quando una cattiva, possiamo osservare che una cattiva coscienza nasce, se pensiamo, sentiamo o facciamo qualcosa che non è in sintonia con le aspettative e pretese delle persone e gruppi ai quali apparteniamo e spesso anche dobbiamo appartenere. Questo vuol dire, la nostra coscienza sorveglia affinché rimaniamo in contatto con queste persone o gruppi. Percepisce immediatamente se i nostri pensieri, desideri e attività mettono in pericolo la nostra relazione ed appartenenza a queste persone e gruppi. Se la nostra coscienza osserva che con i nostri pensieri, desideri e nostre attività ci allontanano da queste persone e gruppi, reagisce con un sentimento di paura, di perdere la relazione con tali persone e gruppi. Questa paura noi la sentiamo come coscienza cattiva.

In caso opposto, se pensiamo, desideriamo e agiamo in un modo che è in sintonia con le attese e richieste di queste persone e gruppi ci sentiamo appartenenti e sicuri dell’appartenenza. L’appartenenza sicura si manifesta come sentimento piacevole e buono. Non dobbiamo preoccuparci di essere separati all’improvviso da queste persone e gruppi, e perciò di sentirci soli e indifesi. La sicurezza di poter appartenere la sentiamo come buona coscienza.

La coscienza personale dunque ci lega alle persone e ai gruppi, che sono importanti per il nostro benessere e per la nostra vita, ma poiché questa coscienza ci lega solo a certe persone e gruppi mentre e al contempo ne esclude altri è una coscienza stretta.

Questa coscienza era importantissima quando eravamo bambini. I bambini fanno di tutto per poter appartenere, perché senza questo legame e questa appartenenza sarebbero persi. La coscienza personale garantisce la nostra sopravvivenza nei gruppi e persone che hanno importanza per la nostra sopravvivenza. Da questo punto di vista l’importanza non 3deve essere sottovalutata. Lo vediamo anche nel grande valore che la coscienza personale ha nella nostra società e cultura. In questo contesto possiamo osservare, che le distinzioni fra buono e cattivo corrispondono alle distinzioni di questa coscienza. Determinano cosa qualcosa garantisce la nostra appartenenza e cosa la mette in pericolo.

Ciò che garantisce l’appartenenza lo percepiamo come buono attraverso la coscienza buona senza dover riflettere a lungo se osservandolo da una qualche distanza per distinguere se è veramente buono oppure, come per altri, addirittura cattivo. Qui il cosiddetto buono viene solo sentito senza essere riflettuto. Viene sentito come coscienza buona. Il buono viene sentito perciò completamente come tale in maniera spensierata e difeso in quanto buono, anche se ad un osservatore al di fuori da questo campo dello spirito appare piuttosto strano a rischio della vita di molti invece di essere d’aiuto.

Lo stesso vale per il cattivo, solo che esso viene da noi percepito in modo più forte, perché è collegato con la paura di aver perso la nostra appartenenza e contemporaneamente il nostro diritto di vivere.

La distinzione tra buono e cattivo serve dunque alla sopravvivenza all’interno del proprio gruppo. Serve alla sopravvivenza del singolo nel suo gruppo.

 

2. La coscienza collettiva

Dietro la coscienza che sentiamo agisce anche un’altra coscienza. È una coscienza potente, con effetto più forte di quella personale. Tuttavia il sentimento rimane inconscio. Perché? Perché nel nostro sentimento la coscienza personale è prioritaria rispetto a questa coscienza.

La coscienza collettiva è una coscienza di gruppo. Mentre la coscienza personale è sentita dal singolo e serve alla sua appartenenza e alla sopravvivenza personale, la coscienza collettiva riguarda la famiglia e un gruppo interi. Serve alla sopravvivenza dell’intero gruppo, anche se a sacrificio dei singoli. Serve infatti alla completezza di questo gruppo e agli ordini che garantiscono la sua sopravvivenza.

Se gli interessi del singolo sono in contrasto con gli interessi del suo gruppo, anche la coscienza personale è in contrasto con la nostra coscienza collettiva.

 

2.1  La completezza

A quali ordini serve la coscienza collettiva e come impone questi ordini?  Il primo ordine al quale questa coscienza serve è: Ogni membro del gruppo ha lo stesso diritto di appartenenza. Se un membro viene escluso, per un qualunque motivo, più tardi un altro membro dovrà rappresentare il membro escluso.

La coscienza collettiva rispetto alla coscienza personale si manifesta in maniera immorale o morale. Vuol dire, non distingue tra buono o cattivo o tra colpevole e innocente. D’altronde tutela tutti nella stessa maniera. Vuole tutelare la loro appartenenza o ristabilirla, quando essa viene negata.

Cosa succede se a un membro viene negato questo diritto? Viene in qualche maniera ripreso, in modo che un altro membro lo possa rappresentare nella famiglia, senza che questo se ne renda conto.

Come si manifesta questo ritorno? Un altro membro della famiglia assume in sostituzione dell’escluso il suo destino. Pensa come questo membro escluso, ha dei sentimenti simili, vive in maniera simile, si ammala in maniera simile e muore persino in modo simile. Questo membro sta al servizio della persona esclusa e rappresenta i suoi diritti. Viene per così dire si impossessa della persona esclusa, ma senza perdere la propria personalità. Se la persona esclusa riprende il suo posto, questo membro della famiglia è di nuovo libero.

Non è in questo modo che la persona esclusa vuole essere rappresentata, sebbene qualche volta succeda qualche volta, quando augura del male a qualcuno nella famiglia. In prima linea è questa coscienza, che vuole ed effettua questa sostituzione e l’intreccio ad essa collegato. Questa coscienza vuole ricomporre la completezza del gruppo.

 

2.2  L’istinto

C’e’ il pericolo che ci immaginiamo questa coscienza come una persona, come se avesse obiettivi personali e li perseguisse dopo una lunga riflessione. Questa coscienza agisce come un istinto, un istinto di gruppo che vuole solo una cosa: Vuole salvare la completezza o ristabilirla. Perciò è anche cieco nella scelta dei suoi mezzi.

 

2.3  L’appartenenza oltre la morte

Quali persone sono influenzate e mosse da questa coscienza lo possiamo vedere dal fatto, che sono scelte per la sostituzione di membri esclusi dalla famiglia e non. E’ da osservare che nessuno perde la propria appartenenza con la morte. Vale a dire che i membri morti della famiglia vengono trattati da questa coscienza nella stessa maniera dei vivi. Con la morte nessuno viene separato dalla sua famiglia. Abbraccia i membri vivi e morti nella stessa maniera. Questa coscienza vuole riportare nella famiglia anche i membri morti e se sono stati esclusi, soprattutto loro. Pertanto con la morte uno perde la sua vita attuale, ma mai la sua appartenenza.

 

2.4  Chi vi appartiene?

Qui è ora di elencare, chi appartiene alla famiglia che viene presa e guidata da una coscienza comune collettiva. Inizio con i più vicini.

Fanno parte della famiglia i seguenti membri che sono sottoposti alla coscienza collettiva:

a. I Bambini. Dunque noi e le nostre sorelle e fratelli. Fanno parte anche i bambini nati morti, i bambini abortiti e spesso anche i bambini nati morti in un parto prematuro. C’è spesso l’idea che essi possano essere esclusi. Naturalmente fanno parte anche i bambini coperti dal silenzio e i bambini ceduti ad altri genitori.

Per la coscienza collettiva tutti appartengono completamente alla famiglia e vengono ricordati e riportati in vita. Vengono riportati indietro alla cieca, senza badare a comportamenti e desideri.

b. Al livello superiore appartengono anche i genitori e i loro fratelli e sorelle di sangue. Anche qui tutte le sorelle e tutti i fratelli, come elencati prima.

Anche i precedenti partner dei genitori fanno parte della famiglia. Sia che siano rifiutati o esclusi, o anche se sono morti, vengono rappresentati da uno dei bambini, finché essi vengono ricordati con amore e riportati indietro.

 

2.5  Solo l’amore risolve

Qui voglio interrompere l’elencazione e dire qualcosa sul modo in cui gli esclusi possono essere riportati indietro. Questo lo riesce a fare solo l’amore.

Quale amore? L’amore sentito. Viene sentito con cordiale attenzione verso l’altro accettandolo com’è. Viene sentito anche come tristezza per la perdita. Viene sentito specialmente come dolore per ciò che noi gli abbiamo fatto di male.

In questo amore sentiamo inoltre, se raggiunge l’altro, se lo riconcilia, se lo pacifica, se conquista il suo posto e ci rimane. Nel qual caso si pacifica anche la coscienza collettiva.   Qui vediamo che questa coscienza sta al servizio dell’amore, nel dell’amore per tutti coloro i quali fanno parte della famiglia.

 

2.6  Chi altro appartiene alla famiglia

Ora proseguo con l’elenco di chi altro fa parte della nostra famiglia, perché anche lui viene preso e custodito da questa coscienza.

c. Del prossimo livello fanno parte i nonni, ma senza le loro sorelle o fratelli, eccetto che abbiano avuto un destino particolare. E fanno parte anche i loro partner precedenti.

d. Vi appartengono anche uno o l’altro bisnonno o bisnonna, ma ciò è raro.

Fino qui ho elencato soprattutto i parenti e i partner precedenti dei genitori e dei nonni.

e. Fanno inoltre parte della nostra famiglia anche le persone che attraverso le quali la nostra famiglia ha ottenuto un qualche vantaggio. Per esempio un’importante eredità. Fanno parte anche coloro che perdendo la vita hanno creato la ricchezza della famiglia.

f. Appartengono alla nostra famiglia anche le vittime di violenze perpetrate da membri della nostra famiglia ed in particolare coloro che hanno perso la vita. A loro la famiglia deve guardare con amore e dolore.

g. Qui ancora un ultimo punto, che per alcuni può rappresentare una sfida. Se i membri della nostra famiglia sono stati vittime di delitti e soprattutto se nel delitto hanno perso la vita, anche il loro assassini fanno parte della nostra famiglia. Se vengono esclusi o rifiutati, più tardi sotto la pressione della coscienza collettiva potranno essere rappresentati da membri della famiglia stessa.

Forse qui posso richiamare l’attenzione sul fatto che gli assassini sono attirati dalle vittime come anche le vittime dagli assassini. Entrambi si sentono completi solo se si sono reciprocamente trovati. Qui la coscienza collettiva non fa alcuna distinzione.

2.7  La compensazione

Prima di procedere voglio dire qualcosa sulla compensazioni in queste due coscienze. Il bisogno di compensazione tra dare e ricevere e tra profitto e perdita è pure esso un movimento della coscienza.  La coscienza personale che sentiamo come coscienza buona e cattiva e come innocenza e colpa, sorveglia la compensazione con sentimenti simili, dunque quindi anche con sentimenti di colpa ed innocenza e di una buona e cattiva coscienza. Solo colpa e innocenza vengono percepite diversamente.  La colpa viene sentita come obbligo, se ho ricevuto o preso qualcosa, senza dare in cambio qualcosa di pari valore. L’innocenza viene sentita qui come la libertà da questo obbligo. Questo sentimento di innocenza e libertà lo abbiamo quando abbiamo sia preso che dato, cosicché dare e avere sono equilibrati.

C’è ancora da aggiungere, che la compensazione la possiamo raggiungere anche in un modo diverso. Invece di ridare qualcosa di equivalente valore, come qualche volta non siamo in grado di fare, p.es. nei confronti dei genitori, possiamo dare qualcosa di equivalente anche ad altri. Per esempio ai nostri bambini.

 

2.8  L’espiazione

Compensiamo anche con sofferenze. Anche questo è un movimento della coscienza. Se abbiamo fatto del male a qualcuno, quale compensazione vogliamo soffrire anche noi e dopo la sofferenza abbiamo di nuovo una coscienza buona.

Questa forma di compensazione è conosciuta come penitenza. Qui però è da notare: questo bisogno è egocentrico, perché non può veramente dare qualcosa all’altro e compensare con esso. Tuttavia l’altro attraverso questa penitenza non si sente più solo nel suo dolore.

Con l’amore questa forma di compensazione ha poco o niente a che fare. Esso è più istintivo e cieco.

 

2.9  La vendetta

Il bisogno di compensazione lo abbiamo anche se qualcuno ci ha fatto del male. Allora anche noi vogliamo fargli del male. Il bisogno di compensazione qui diventa un bisogno di vendetta. Tuttavia la vendetta compensa solo per il momento, perché negli interessati fa nascere ulteriori bisogni di vendetta e alla fine nuoce a tutti.

 

2.10  La guarigione

Anche nella coscienza collettiva c’è un movimento di compensazione, però largamente nascosto alla nostra coscienza. Chi deve rappresentare un escluso non sa di compensare. La compensazione qui è un movimento di un tutto superiore, che compensa in modo piuttosto impersonale, perché quelli che chiama a questa compensazione, nel senso della coscienza personale, sono innocenti.

Questa forma di compensazione la si può paragonare ad un processo di guarigione. Anche qui sotto l’influsso di forze superiori viene guarita una ferita. La coscienza collettiva vuole recuperare una cosa persa e riordinare e guarire l’insieme.

 

2.11  L’ordine gerarchico

Ritorno agli ordini della coscienza collettiva e parlo del secondo ordine, al quale esso serve e che cerca di ristabilire se è stato violato.

Questo ordine dice, che ognuno nel gruppo può e deve prendere il posto che gli spetta secondo la sua età di appartenenza. Questo significa che quelli che erano presenti prima hanno la priorità rispetto a quelli che sono sopraggiunti. Perciò i genitori hanno priorità sui figli ed il primogenito ha la priorità rispetto al secondo figlio. Ognuno dunque ha un suo posto che spetta esclusivamente a lui. Con l’andar del tempo l’ordine gerarchico si sposta dal basso in alto, quando crea la sua propria famiglia, andando ad occupare in essa subito il primo posto assieme al partner.

Qui si fa valere un altro ordine gerarchico un ordine tra le famiglie, p.es. tra la famiglia di origine e la propria di nuova fondazione. Qui la nuova famiglia ha la priorità di fronte alla precedente.

Questo ordine vale anche se uno dei genitori inizia una relazione con un altro partner, e da essa nasce un figlio. Con ciò si crea una nuova famiglia, che ha la priorità rispetto alla precedente.

La famiglia posteriore non annulla la relazione verso la famiglia precedente, come la propria famiglia non abolisce la relazione con la famiglia di origine. Ciò nonostante ha priorità sulla precedente.

 

2.12  La violazione dell’ordine gerarchico e le sue conseguenze

L’ordine gerarchico viene violato, se uno che è venuto dopo vuole occupare un grado più alto di quanto gli spetta nell’ordine gerarchico. Questa violazione dell’ordine gerarchico in fondo è dovuta a superbia, che notoriamente viene prima della caduta.  Le più frequenti violazioni dell’ordine gerarchico le osserviamo nei bambini. Un giorno che per es. i bambini si sentono migliori dei loro genitori e si comportano conseguentemente. Si tratta di una violazione dell’ordine gerarchico senza amore.

Questo ordine gerarchico viene violato soprattutto se il bambino vuole assumersi qualcosa al posto dei suoi genitori. Per esempio se vuole ammalarsi o morire invece dei genitori. In questo caso. In questo caso l’ordine gerarchico viene violato con amore. Questo amore non protegge però il bambino dalle conseguenze della trasgressione dell’ordine gerarchico.

Il tragico qui è che il bambino viola l’ordine gerarchico in buona coscienza. Vale a dire che sotto l’influsso della coscienza personale il bambino in questa trasgressione si sente particolarmente innocente e grande. Ciò significa anche che in questo modo si sente particolarmente appartenente.

Qui le due coscienze stanno in contrasto. L’ordine gerarchico che fa valere e custodisce la coscienza collettiva viene violato in sintonia con la coscienza personale. In questo senso è cosciente. La coscienza personale qui spinge qualcuno alla trasgressione di questo ordine e delle conseguenza.

Quali sono le conseguenze di questa violazione? La prima conseguenza è il fallimento. Chi si solleva sopra i suoi genitori, sia con o senza amore, fallisce. Questo non vale solo nella famiglia, ma anche in altri gruppi, per esempio in organizzazioni.

Molte organizzazioni falliscono per causa di conflitti interni, nei quali una persona o un reparto di un grado basso si colloca su un ordine gerarchico superiore e perciò più elevato.

Il fallimento reale in conseguenza della violazione dell’ordine gerarchico è la morte. L’eroe tragico ha voluto caricarsi sulle spalle qualcosa al posto dei suoi superiori. Però non fallisce soltanto, muore.  Qualche cosa di simile lo vediamo nei bambini, che vogliono portare e assumere qualcosa in vece dei loro genitori. Tra sé dicono: “Meglio io di te”. Cosa vuol dire esattamente questo? Significa in fondo: “muoio io al posto tuo”.  L’ordine gerarchico è un ordine della pace. È al servizio della pace nella famiglia e in un gruppo. Alla fin fine è al servizio dell’amore e della vita.

 

2.13  Il raggio d’azione

Quanto risale indietro la coscienza collettiva? Ci appartengono solo i morti che conosciamo? O questa coscienza vuole riportare anche gli esclusi di molte generazioni precedenti? Forse persino noi, come eravamo in una vita precedente? Forse è persino al servizio di un movimento cosmico, per il quale niente di quello che c’era deve essere perso? Violiamo questo ordine gerarchico anche con la nostra credenza nel progresso, come se fossimo migliori dei nostri antenati? Come se fossimo superiori a loro? Cosa ci succede quando interiormente ci mettiamo sul posto che ci spetta nel tutto, umilmente all’ultimo posto?  Se inseriamo nel nostro presente tutti coloro che per un qualsiasi motivo sono stati esclusi, e ciò che è mancato a quelli che sono morti anzi tempo, non ci completiamo anche noi assieme a loro?

Rilke a questo proposito in una poesia dice:

C’e uno, che prende tutti nella mano, poiché essi sono come lame malfatte e si spezzano. Non è uno straniero, poiché abita nel sangue, che è la nostra vita e mormora e riposa. Non posso credere, che faccia dei torti; ma sento molti parlare male di lui.

 

 

3. La coscienza dello spirito

A che cosa reagisce la coscienza dello spirito? Risponde a un movimento dello spirito, di quello spirito che muove tutto, come si muove, e che muove tutto in un modo creativo. Tutto è sottomesso a questo movimento, che lo si voglia o meno, sia che ci si adegui o che si cerchi opporsi. La domanda è solo se ci sentiamo in sintonia con questo movimento, se ci adeguiamo volentieri e se sappiamo rimanere in sintonia con esso. Questo vuol dire, che ci muoviamo, pensiamo, sentiamo e agiamo solo fin dove ci percepiamo mossi, guidati e portati. 

Cosa succede se non ci sentiamo più in sintonia con questo movimento? Cosa succede se vogliamo sottrarci ad esso, perché troppo esigente? Qui con la coscienza dello spirito proviamo qualcosa che possiamo paragonare alla coscienza personale Se ci sentiamo in sintonia con il movimento dello spirito ci sentiamo bene. Soprattutto ci sentiamo tranquilli e senza preoccupazioni. Sappiamo qual è il nostro prossimo passo e abbiamo la forza di farlo. Questa sarebbe per così dire la coscienza dello spirito buono.

Come nella coscienza personale anche qui sentiamo subito se siamo in sintonia. Solo che qui la conoscenza è dello spirito. La coscienza buona è la dedizione consapevole al movimento dello spirito.

Cos’è questo movimento dello spirito che sta soprattutto? È il movimento di attenzione a tutto, così come esso è. Sa di essere unito all’attenzione dello spirito.

Come percepiamo una cattiva coscienza di spirito anche qui di nuovo in analogia al sentimento di colpa della coscienza personale? Come sentiamo la cattiva coscienza di spirito? La sentiamo come inquietudine, come blocco mentale. Non ci orientiamo più, non sappiamo più cosa possiamo fare, e ci sentiamo senza forza. E soprattutto quando abbiamo una cattiva coscienza di spirito? Quando ci allontaniamo dall’amore dello spirito. Se per esempio escludiamo qualcuno dalla nostra attenzione e dalla nostra benevolenza. In questo momento perdiamo la sintonia con il movimento dello spirito. Siamo abbandonati a noi stessi e abbiamo una cattiva coscienza.

Però come nella coscienza personale anche qui la cattiva coscienza è al servizio della coscienza buona. Il suo effetto ci riconduce alla sintonia con i movimenti dello spirito, finché diventiamo di nuovo tranquilli e, grazie al movimento dell’attenzione e dell’amore per tutto e tutti, nuovamente un tutt’uno.

 

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